Il Carnevale in Valle dei Mòcheni

Una celebrazione antica che unisce riti e simboli

In Valle dei Mòcheni il Carnevale è una tradizione autentica e ancora viva. Si celebra il Martedì Grasso a Palù del Fersina, poco prima dell’inizio della Quaresima.

Tra burle e maschere, il paese si anima in un rito antico e profondamente sentito, una tradizione che attraversa il tempo e le generazioni e che coinvolge l’intera comunità.

Der bètscho, de bètscha e der òiartroger 

La giornata prende avvio di buon mattino in località Vrottn, il maso più elevato del paese, dove si preparano i tre protagonisti della festa.  

Al centro della scena ci sono der bètscho e de bètscha, il “vecchio” e la “vecchia”: volti anneriti, abiti tradizionali, movimenti esagerati e caricaturali. Il bètscho indossa un copricapo in pelle con due punte ornate, porta una gobba imbottita di fieno e si muove con energia imprevedibile. La bètscha, interpretato sempre da un uomo che indossa vestiti femminili, lo segue con uno scopino, creando una scena goliardica. Accanto a loro c’è der òiartroger, raccoglitore di uova, il garante nei confronti della gente dei masi, porta sulle spalle la cassetta, la Kraks, che servirà a portare le uova.  

Il trio percorre ripidi pendii e cortili, fermandosi davanti a ogni abitazione. I “veci”, con corse e salti teatrali, spargono simbolicamente semi augurali, evocando prosperità e abbondanza. Gli abitanti ricambiano con uova fresche, in un gesto che rinnova un legame antico tra generazioni e territorio. 

Valle dei Mòcheni - Carnevale mòcheno | © Daniele Lira - finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEU

 La festa in paese 

Nel pomeriggio la festa si concentra nella piazza del paese. Qui i veci si inseguono, fingono litigi, improvvisano danze che strappano risate a grandi e piccoli. Il momento più atteso arriva con la “morte” simulata del vecio: una scena teatrale che culmina nella lettura del suo testamento da parte della vecia. Poco dopo, i ruoli si invertono. 

Il testamento è una vera e propria satira comunitaria. Vengono citati i coscritti e le coscritte del paese, con scambi simbolici di beni e proprietà che ribaltano scherzosamente le consuetudini. È un gioco sottile di allusioni e prese in giro bonarie, comprensibile fino in fondo solo a chi conosce persone e dinamiche locali. Proprio in questa complicità risiede una parte del fascino della tradizione. 

L’apparizione dei bètschi e dell’òiartroger per le strade innevate include la segnatura delle guance di nero sui bambini e sulle ragazze nubili, un gesto che sancisce l’appartenenza alla comunità. 

Nel corso del pomeriggio la celebrazione continua con la distribuzione delle torte fatte in casa dalle giovani del paese. Le torte vengono condivise con il pubblico e, quando le padelle restano vuote, vengono lanciate festosamente verso l’alto come gesto augurale. 

Quando si fa sera, il fuoco conclude il rito. Il fieno della gobba e i fogli dei testamenti vengono bruciati in un grande falò, suggellando la fine della giornata e aprendo simbolicamente alla stagione nuova. 

Pubblicato il 05/03/2026