La festa in paese
Nel pomeriggio la festa si concentra nella piazza del paese. Qui i veci si inseguono, fingono litigi, improvvisano danze che strappano risate a grandi e piccoli. Il momento più atteso arriva con la “morte” simulata del vecio: una scena teatrale che culmina nella lettura del suo testamento da parte della vecia. Poco dopo, i ruoli si invertono.
Il testamento è una vera e propria satira comunitaria. Vengono citati i coscritti e le coscritte del paese, con scambi simbolici di beni e proprietà che ribaltano scherzosamente le consuetudini. È un gioco sottile di allusioni e prese in giro bonarie, comprensibile fino in fondo solo a chi conosce persone e dinamiche locali. Proprio in questa complicità risiede una parte del fascino della tradizione.
L’apparizione dei bètschi e dell’òiartroger per le strade innevate include la segnatura delle guance di nero sui bambini e sulle ragazze nubili, un gesto che sancisce l’appartenenza alla comunità.
Nel corso del pomeriggio la celebrazione continua con la distribuzione delle torte fatte in casa dalle giovani del paese. Le torte vengono condivise con il pubblico e, quando le padelle restano vuote, vengono lanciate festosamente verso l’alto come gesto augurale.
Quando si fa sera, il fuoco conclude il rito. Il fieno della gobba e i fogli dei testamenti vengono bruciati in un grande falò, suggellando la fine della giornata e aprendo simbolicamente alla stagione nuova.