Maschera
Il canovaccio è fisso e la processione è un vero e proprio corteo nuziale a cui partecipa tutta la comunità. Intorno, canti, musica, danze e la drammatica (la recita in versi) che chiude la cerimonia.
La maschera che nasconde il viso e regala l’anonimato per commettere atti illeciti senza essere riconosciuti qui diventa personaggio.
Identità
L’identità è garanzia di autenticità. Nasce dal confronto con l’altro, con ciò che sta fuori, che è diverso. È in quell’incontro che ci si definisce, si prende coscienza di sé e si trovano le parole e il coraggio per raccontarsi. La sopravvivenza di riti comunitari è un segnale di forza, della capacità di affrontare il futuro, partendo da sé, ricordandoci chi siamo.
Là dove riti identitari sopravvivono, non esiste folklore, esibizione, ma tradizione, vita pienamente vissuta, che sa accogliere, incontrare e donare senza paura di dimenticare o di perdere sé stessa.
Ecco perché la tradizione va incarnata. Ha la potenza di muovere e liberare emozioni e sentimenti nell’incontro, nella celebrazione collettiva dove è più facile non avere paura.
Il Carnevale alpino è un’occasione per incontrare sé stessi. Le maschere sono uno specchio, la possibilità per chiunque di tracciare il profilo attuale di sé, lasciare andare il vecchio, fare spazio e dare il benvenuto a tutto ciò che di nuovo saprà arrivare.