Il Carnevale della gente di montagna

L’identità che abita qui

Il Carnevale è la festa dell’allegria e del gioco, dei cibi grassi prima della Quaresima e della maschera che nasconde e rivela, ma per la gente di montagna è l’evento che chiude un anno e inaugura quello nuovo. Il Carnevale nell’arco alpino è l’occasione per entrare nell’anima dell’uomo di montagna e condividere, condensata in un unico giorno, la sua storia.

Il Carnevale alpino è ciò che era: un appuntamento sociale, un giuramento di rispetto e identità. Un’esperienza politica, autentica, esilarante. Ci sono regole, personaggi e scene in versi, in piazza e nel cuore delle case. Soprattutto, c’è la garanzia del divertimento e della risata. Se la partecipazione non è abbastanza allegra o partecipata attivamente attraverso il riso, ci sarà presagio di sventura. Perché?

Valle dei Mòcheni - Carnevale mòcheno | © Daniele Lira - finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEU

Tradizione

Il carnevale è un capodanno di natura, un rito propiziatorio di fertilità e sazietà dopo le privazioni dell’inverno, una festa che celebra l’inizio di un nuovo ciclo produttivo. Un matrimonio tra Carnevale e Quaresima, il momento perfetto per le unioni tra uomini e donne grazie al momento di tregua dal lavoro della terra e del pascolo. Per fare spazio al nuovo è necessario eliminare il vecchio e anche il male, i conflitti interni della comunità, attraverso la burla, la cenere e i falò.

In tutti i riti, che ogni anno si ripetono, protagonista è l’uomo che deve vivere e sopravvivere in un ambiente spesso ostile. E allora i costumi sono quelli di tutti i giorni dove i gioielli e le vesti da donna si mescolano a quelli da uomo perché i protagonisti sono specchi asessuati dove ognuno possa riconoscere ciò che ha alle spalle ma anche presagire ciò che sta per arrivare.

E allora si fa fumo col Far Fum per ricordare quando in occasione di un matrimonio, alla vigilia, i giovani coscritti bruciavano un tronco pieno di stracci e resine per gli ex fidanzati e fidanzate affinché tornassero liberi di aprirsi a nuovi incontri senza pene.

O si allestisce il Molino delle Vecchie. Un baldacchino che mima lo strumento per separare il grano dalla pula dove entrano le vecchie del paese per uscirne trasformate in splendide fanciulle.

O, ancora, si mangia a crepapelle per avere l’illusione della sazietà per tutti i mesi a venire.

L’irriverenza del presente purifica il passato e semina la gioia del futuro purché tutti partecipino della stessa goliardia di cui il riso e l’ilarità sono inequivocabile manifestazione.

Il Carnevale Mòcheno

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Maschera

Il canovaccio è fisso e la processione è un vero e proprio corteo nuziale a cui partecipa tutta la comunità. Intorno, canti, musica, danze e la drammatica (la recita in versi) che chiude la cerimonia.

La maschera che nasconde il viso e regala l’anonimato per commettere atti illeciti senza essere riconosciuti qui diventa personaggio.

Identità

L’identità è garanzia di autenticità. Nasce dal confronto con l’altro, con ciò che sta fuori, che è diverso. È in quell’incontro che ci si definisce, si prende coscienza di sé e si trovano le parole e il coraggio per raccontarsi. La sopravvivenza di riti comunitari è un segnale di forza, della capacità di affrontare il futuro, partendo da sé, ricordandoci chi siamo.

Là dove riti identitari sopravvivono, non esiste folklore, esibizione, ma tradizione, vita pienamente vissuta, che sa accogliere, incontrare e donare senza paura di dimenticare o di perdere sé stessa.

Ecco perché la tradizione va incarnata. Ha la potenza di muovere e liberare emozioni e sentimenti nell’incontro, nella celebrazione collettiva dove è più facile non avere paura.

Il Carnevale alpino è un’occasione per incontrare sé stessi. Le maschere sono uno specchio, la possibilità per chiunque di tracciare il profilo attuale di sé, lasciare andare il vecchio, fare spazio e dare il benvenuto a tutto ciò che di nuovo saprà arrivare.

Quel segno sulla guancia

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Pubblicato il 04/03/2026